Può darsi che, ogni volta che ti rivedi in una foto, il pensiero sia sempre lo stesso: “Io non sono fotogenico”. Non è un dettaglio da poco, soprattutto quando stai organizzando il matrimonio e sai che quella giornata verrà raccontata in immagini, ovunque: album, social, famiglia, amici.
In questo articolo ti parlo da fotografo di matrimonio che ha lavorato con tante persone convinte di “non essere adatte alle foto”. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non è il volto il problema, ma il contesto in cui viene fotografato e il modo in cui ci si sente mentre si è davanti alla macchina fotografica.
Il falso mito dell’essere “fotogenici”
Perché ti vedi diverso nelle foto
Quasi tutti, prima o poi, guardano una foto e si dicono: “Non sembro io”. In realtà, la macchina fotografica sta solo registrando un istante preciso: postura, luce, espressione, distanza.
Il punto è che tu sei abituato a vederti allo specchio e sempre in movimento, mentre la foto è uno scatto fermo, con una prospettiva diversa da quella che vivi ogni giorno. È normale che all’inizio ti sembri poco familiare: non significa che sei poco fotogenico, significa che non sei abituato a vederti così.
Fotogenia, abitudine e aspettative
Ci sono persone che si definiscono “fotogeniche” solo perché si sono viste spesso in foto, hanno capito quali angoli e quali espressioni sentono più loro. Non è una dote misteriosa, è un’abitudine.
Quando ti dici “non sono fotogenico”, spesso stai confrontando poche foto fatte di fretta, magari con luce difficile e senza attenzione alla tua espressione, con l’immagine ideale che hai di te stesso. Il mio lavoro durante il matrimonio, è annullare la distanza tra come ti vedi e come "ti vedono le foto".
Cosa succede davvero il giorno del matrimonio quando non ti senti fotogenico
I momenti in cui ti senti sotto osservazione
Se pensi di non essere fotogenico, ci sono momenti del matrimonio che possono pesare di più:
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quando arrivi alla location e ti senti “addosso” gli sguardi di tutti;
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quando qualcuno ti chiede di metterti in posa “come nelle foto su Instagram”;
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quando ti propongono scatti di coppia molto costruiti, che sentite lontani da voi.
In queste situazioni non è solo la foto a metterti pressione, ma l’idea di dover “recitare” qualcosa. È esattamente quello che, nel mio modo di lavorare, evito accuratamente.
Come può aiutarti un fotografo poco invasivo
Un approccio poco invasivo significa che non trasformo il matrimonio in un set fotografico continuo: non vi fermo ogni cinque minuti per cambiare posa, non vi chiedo di rifare gesti solo per la foto, non ti sposto continuamente dalla luce naturale alla luce “comoda per me”.
Vi osservo, mi sposto, cerco punti di vista in cui possiate continuare a vivere la vostra giornata, senza sentirvi giudicati dalla macchina fotografica.
Questo non toglie cura alle immagini, ma sposta l’attenzione su ciò che state vivendo, invece che su come dovreste apparire.
Strategie pratiche durante la giornata
Getting ready: partire con il piede giusto
Il momento della preparazione spesso è il primo contatto reale con la macchina fotografica. Se vi sentite tesi, è il luogo dove questa tensione si vedrà di più.
Qui è utile creare un ambiente che vi rassicuri: poche persone, luce semplice, niente pose forzate davanti allo specchio.
Così riesco a muovermi in silenzio, lasciando spazio ai tuoi rituali e intervenire solo quando serve davvero spostare qualcosa per migliorare l’immagine senza tradire il momento.
Cerimonia: concentrarsi su ciò che conta
Durante la cerimonia, la vostra attenzione dovrebbe essere su ciò che sta accadendo: promesse, sguardi, presenza delle persone importanti.
Se vi preoccupi di “come state venendo in foto”, è perché qualcuno vi ha fatto sentire in scena invece che protagonisti della storia.
La mia sensibilità e discrezione mi fa capire quando è meglio sparire sullo sfondo, lasciando che tutto si svolga, e quando un piccolo spostamento può aiutare a evitare situazioni che vi farebbero sentire esposti.
Foto di coppia: usare il movimento, non le pose rigide
Le foto di coppia sono spesso il momento più temuto da chi non si sente fotogenico.
Il problema nasce quando vengono impostate come “piccolo set”, con pose che non appartengono alla vostra relazione.
Esistono alternative: usare il movimento (camminare, girarsi, spostarsi insieme), farvi interagire tra voi invece che con l’obiettivo, scegliere gesti semplici che conoscete già. In questo modo, la fotocamera registra qualcosa che esiste davvero tra voi, anziché chiedervi di imitare immagini viste chissà dove.
Foto di gruppo: gestire la pressione degli invitati
Nelle foto di gruppo è facile che qualcuno commenti: “Dai, mettetevi come nei cataloghi”, oppure che arrivino suggerimenti su come dovreste stare in posa.
Qui il mio ruolo è doppio: organizzare la scena in modo efficace e proteggervi da richieste che vi metterebbero a disagio.
Una regia chiara, tempi brevi e indicazioni essenziali riducono quella sensazione di “esame” che spesso fa dire, dopo, “Non sono fotogenico”.
Nel mio portfolio wedding trovi esempi di coppie che hanno scelto un approccio più naturale alle foto
Dal punto di vista del fotografo
Cosa osservo per farvi sentire tranquilli
Quando lavoro a un matrimonio, la foto in senso tecnico è qualcosa che va in automatico, non ci penso, tranne in momenti particolari.
Piuttosto osservo come la coppia si muove, come si relaziona agli invitati, quali gesti compaiono spontaneamente e quali sembrano forzati.
Questo mi permette di capire quali situazioni amplificano il vostro benessere e quali, invece, lo mettono in crisi.
Se sento che uno schema di foto vi irrigidisce, cambio subito approccio: spostare il focus, modificare il ritmo, cercare un modo di raccontarvi che non vi faccia sentire sotto esame ma protagonisti.
Perché non vi chiederò di “fare i modelli”
Non lavoro con l’idea che gli sposi debbano “interpretare” un ruolo: non voglio costruire intorno a voi un set che somigli a una campagna moda, se non è quello che desiderate davvero.
Il mio obiettivo è permettervi di vivere la giornata con la massima libertà possibile, sapendo che c’è qualcuno che la sta osservando e raccontando con attenzione.
È una differenza importante: non vi chiederò di “essere fotogenici”, vi aiuterò a essere voi stessi con una macchina fotografica che lavora al vostro fianco, non contro di voi.
Se vi trovate in queste sensazioni e volete capire se il mio modo di lavorare può aiutarvi a sentirvi più a vostro agio il giorno del matrimonio, potete approfondire nella pagina Wedding, dove racconto in modo completo il mio approccio e come organizzo il servizio fotografico intorno alle persone, non il contrario.
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